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Primi passi nella meditazione

In questi ultimi anni si fa un gran parlare di meditazione, soprattutto dei suoi benefici anche quando questi vengono fraintesi…proprio perché esistono molti tipi e stili diversi di meditazione, prodotti da culture e religioni diverse. Attualmente in occidente lo stile più conosciuto è la cosiddetta Mindfulness, proposta laicamente dal biologo Jon Kabat-Zinn ormai da 40 anni. Provo quindi a scrivere un brevissimo articolo per fare chiarezza ed aiutare gli interessati ad orientarsi, senza entrare nel merito delle basi filosofiche che le hanno prodotte e che meriterebbero ben più di un articolo ma che possono essere approfondite individualmente dagli interessati.

La parola italiana meditazione trae il suo significato dal latino meditatio, riflessione e di solito viene considerata una pratica che consente una maggiore padronanza della propria mente…nei diversi percorsi spirituali e religiosi questa padronanza o abilità mentale ha diversi scopi, a seconda appunto, di come viene considerata nel contesto che l’ha prodotta.

Per orientarci all’inizio possiamo comunque individuare due grandi filoni tra le diverse e multiformi pratiche meditative, la meditazione induttiva e quella di consapevolezza, a cui appartiene la mindfulness.

Le meditazioni induttive o immaginative hanno di solito un obiettivo, sia ordinario che spirituale che trascendente e si avvalgono di pratiche come la visualizzazione,la recitazione di mantra e le pratiche immaginative. Gli scopi possono andare dalla ricerca del fidanzato o di un parcheggio, alla guarigione dalle malattie e alla gestione dei sintomi, all’ottenimento di qualità mentali superiori come la generosità o la compassione, e questo dipende appunto dal contesto filosofico e spirituale in cui vengono proposte, e dalle diverse religioni sciamaniche e tantriche che le hanno originate e che hanno messo a punto a volte raffinatissime tecniche mentali, come nella tradizione Tibetana Buddista che risale al VI e poi IX sec. d.C. Anche la scuola giapponese del Buddhismo Nichiren, del XIII sec.d.C, e la controversa meditazione trascendentale, prodotta negli anni ’70 e la cui origine deriva da tradizioni Vediche pre-buddhiste, appartengono a questo stesso filone di stile meditativo.

Per quanto riguarda invece la meditazione di consapevolezza, in questo caso lo scopo è quello di approfondire la conoscenza della propria mente senza avere altri obiettivi secondari (raggiungere la pace mentale o rallentare la discorsività mentale, smettere di pensare o gestire il dolore cronico) anche se questi di solito sono risultati “collaterali” della pratica, passando attraverso l’accettazione e l’assenza di giudizio del proprio mondo interno da cui emerge una naturale comprensione profonda (la vipassana)il cui sviluppo deriva dalle antichissime meditazioni messe a punto dalla tradizione Theravada del Buddhismo, la più antica tradizione buddhista originata circa nel III sec. a.C. Nel buddhismo Chan e poi Zen, nato circa 1000 anni dopo, la forma di meditazione principale è molto simile a quella Theravada. A questo approccio alla padronanza mentale si riferiscono la Mindfulness, le tecniche di ACT e in generale quasi tutte le tecniche di psicoterapia cognitiva definite di terza ondata.

E’ difficile svolgere qualunque pratica meditativa però, se la nostra mente non ha forza, e questa si ottiene mediante la concentrazione, che infatti viene coltivata in tutti gli stili meditativi, sia attraverso la concentrazione su di un oggetto immaginato (un’immagine mentale) che un oggetto reale, dalla fiamma di una candela al respiro, oggetto che può avere diversi livelli di sottigliezza e che permette quindi di ottenere in proporzione sulla sua base diversi livelli di forza nella concentrazione sviluppata, fino alla perfetta unione del meditante con il suo oggetto di meditazione, il samadhi, che porta alla calma e tranquillità mentale, Samatha, uno stato che si può ottenere nel buddhismo in tutte le tradizioni praticando i diversi stili di meditazione proposti.

Per incominciare quindi, è bene armarsi di una buona mente del principiante e incamminarsi per gradi, innanzitutto scoprendo con affetto e comprensione quello che c’è nella nostra mente approfondendo un po’ la nostra soglia di consapevolezza. Proviamo ad osservare semplicemente e con continuità le sensazioni del corpo ed il respiro.

In questa pagina si possono trovare alcune tracce guida per meditare, mentre con una certa continuità offro degli incontri di meditazione su webinar, inoltre è sempre possibile scrivermi per ulteriori approfondimenti a cui risponderò volentieri se sarò in grado.

Il coraggio di accettarsi.

Ho deciso, finalmente, di guardare l’intera serie del Trono di Spade, e giunta alla terza stagione sto considerando come in questa storia i sistemi motivazionali dei personaggi rappresentati, soprattutto il sistema del rango, si esprimano chiaramente in un contesto crudo e pieno di chiaroscuri come quello descritto dalla sceneggiatura, ambientata in un’epoca simile ad un alto medioevo nella vecchia Europa pagana, dove sono i sistemi neurovegetativi più che il raziocinio a governare apertamente il mondo.

I valori sono semplici, o semplificati, dalle crude necessità di sopravvivenza…competizione, sesso, attacco e fuga, freezing e trauma, quest’ultimo probabilmente è una componente integrata stabilmente nella personalità di ciascun protagonista, e i cosiddetti difetti mentali – ignoranza-rabbia-attaccamento- orgoglio- vendetta- che si esprimono con vigore, mentre l’impulsività guida spesso le azioni dei diversi personaggi…c’è poco di non detto o di sottinteso, e la vita e la morte attraversano continuamente la realtà umana, al contrario dell’apparenza dei nostri giorni nella vecchia Europa regno del virtuale, in cui emozioni e reattività vengono spesso attutiti e mediati, quando non addirittura negati. Ma nella nostra attuale Europa viziata e, forse, un po’ logorata, si sono susseguiti, dopo l’alto, il medio e basso medioevo, dopo l’inquisizione, anche l’illuminismo, il rinascimento ed il romanticismo, oltre che due guerre mondiali ed un genocidio…siamo diventati esperti nel proteggerci dalle emozioni fortemente dimostrate, che restano però presenti sotto forma di stati emotivi, tendenze all’azione interiorizzate, regole e abitudini…che ogni tanto o spesso vengono rotte, e lasciano la loro impronta nello stress e nei vari disturbi del terzo millennio che conosciamo così bene.

Nei Sette Regni invece i valori di cooperazione e altruismo sono presenti appena abbozzati, del resto il personaggio che meglio li rappresenta e che cerca di fare la cosa giusta, muore (peraltro ingiustamente) già nella prima serie…Assistiamo però all’interesse divenire dell’eroe, il figlio illegittimo che nel corso delle puntate apprende a diventare eroe, imparando dalle proprie debolezze, e dal senso di inadeguatezza che deriva dalla sua incerta origine.

Mentre dapprima si dirige alla barriera, per diventare il difensore eroico che vuole essere meglio e al di sopra degli altri, riuscendo così a riscattare il suo stato di orfano illegittimo, piano piano si riaccosta invece alla propria umanità piena di sfaccettature, dove impara il coraggio del perseguire i propri obiettivi, la solidarietà ed apprende ad amare proprio rompendo i suoi voti di dedizione ad una vita eroica che antepone gli altri a sé.

Assistiamo quindi al divenire dell’eroe, quello vero, che sbaglia e conosce bene le proprie debolezze, ed è ben lontano dal senso di superiorità di chi invece si dichiara migliore, più altruista e compassionevole dei suoi confratelli umani, avvalendosi magari a questo scopo del marchio di una qualche entità soprannaturale, sempre attento a rinforzare la propria autostima attraverso gli elogi che, in mancanza di meglio, si rivolge da sé…

Lasciando la metafora e trasponendo questa lettura alla nostra esperienza interna, appare evidente che aprirsi a se stessi e ai propri bisogni infatti, non ci impedisce di essere accoglienti e gentili verso gli altri, ma anzi diminuisce il nostro orgoglio e ci porta a contatto con la nostra umanità, la sola che ci può guidare verso la comprensione e l’aiuto, se ne siamo capaci, degli altri. Del resto, come si può sviluppare davvero il coraggio e la capacità di amare se non si conosce da vicino la propria paura e debolezza, accogliendola con compassione e accettazione per poi riconoscerla e quindi accettarla nei nostri simili ?

Una giornata dedicata alla compassione e gentilezza verso se stessi, nella natura accogliente delle colline toscane. Vedi

Dimenticare

In queste belle giornate di fine inverno, prima che il freddo ci riaddenti con un
ultimo morso prima di andarsene, lo sguardo è alla ricerca di ogni minimo
indizio che lasci sperare nel ritorno di primavera.
Qualunque semplice fiore sembra essere un incanto di bellezza,
nel suo sbocciarein una turgida novità.
Questi rami mi hanno sorpresa, perchè residui di una potatura di gennaio,
erano stati infilati senza molte speranze in un vaso colmo d’acqua
e nascosti al freddo, dietro ad una tenda sul davanzale di una finestra.
Dopo qualche settimana, mentre ero alla ricerca dell’origine di uno strano
odore sgradevole nel mio soggiorno,
mi sono ricordata del vaso colmo d’acqua,
probabilmente ora marcita.
Invece, ecco la sorpresa dei boccioli rosati, che come piccoli polpastrelli curiosi
si appoggiano teneri all’aria ancora fredda, tra le pareti di casa.
Come un cuore raggelato dalla paura viene accerchiato dalla vita e dal
cambiamento, e dalla voglia di dimenticare, finalmente.

La dimora del corpo

 

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“Che effetto farebbe prendere dimora nel proprio corpo, nella sensazione di essere vivi e basta, anche se per pochi attimi, diciamo per cinque minuti alla fine della giornata, sdraiati a letto o seduti da qualche parte, la sera o all’inizio della giornata, persino prima di mettere giù i piedi dal letto? Che effetto farebbe? Potete scoprirlo, naturalmente, se solo incontrate voi stessi evitando deliberatamente di riempire il momento presente di qualcosa […] E anche se non siete agitati potete sempre ricordare, quando fate la doccia, di controllare se davvero vi trovate nella doccia o se la vostra mente sia da qualche altra parte a riempirsi fino all’orlo dimenticandosi di fare una capatina nel «qui e ora»: nell’acqua che vi scorre sulla pelle” 

Jon Kabat – Zinn

Imbolc, nel cuore dell’inverno la resilienza

Astri Erranti e Stelle Fisse

imbolc-resilienza

A volte il nostro cuore è nero e triste come un cielo di pieno inverno. Ci sentiamo, o siamo stati davvero, offesi, traditi e dimenticati. Da qualcuno o qualcosa, dalla vita stessa.

Il gelo è sceso sulla nostra voglia di vivere. Abbiamo anche compreso, frutto di lunghe -e faticose- riflessioni, qual’è stata la nostra parte nell’esperienza difficile che ci ha attraversato, qual’è stato il gioco del caso e delle cause, e come, in fondo, non poteva che andare così.

Eppure, non ce la sentiamo ancora di perdonare, o di perdonarci. Siamo attaccati al ricordo dei dolci giorni passati, alla bellezza delle esperienze e al vigore e alla fiducia che provavamo allora. Allora, ma non certo adesso.

Adesso vogliamo solo fermarci nel rimpianto e nell’astio, ricordare con risentimento le gioie passate e l’offesa che la vita ci ha -ingiustamente?- inferto, sentirci feriti e delusi e restare, come una giornata fredda e umida…

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Gustare la gioia

La belle vert

“Inspiro e provo gioia. Espiro e provo gioia”.

Potete praticare questo esercizio scrivendo una lista di tutte le cose che vi danno gioia.

Ma, anche qui, non dite “inspiro e provo gioia” solo a parole. Dovete sentire davvero in voi questa gioia. Inspirando non ho il cancro, non ho avversione, sono ancora molto giovane, in buona salute, sono così fortunata da essere in contatto con la pratica.

Fate una lista scritta di tutte le cose positive in voi e attorno a voi, in modo da poter essere davvero in contatto con la vostra gioia e trarne nutrimento. In Occidente le persone confondono l’eccitazione con la felicità. Molti giovani fraintendono e pensano che gioia e felicità siano la stessa cosa. Hanno molta eccitazione, ma non sono veramente felici.

In realtà gioia e felicità sono due cose diverse. Per fare un esempio, se ci siamo persi in un deserto e all’improvviso vediamo in lontananza un’oasi, iniziamo a sentire gioia ed eccitazione perché sappiamo che presto avremo acqua da bere. Quando arriviamo a bere quell’acqua, l’eccitazione inizia a diminuire. Nella nostra gioia c’è un po’ di pace, perché ora stiamo bevendo davvero. Gustiamo realmente quella gioia: ecco, la felicità è assaporare fino in fondo quell’acqua, non è la gioia eccitata di quando stavamo pregustando quel bere.

Per essere felici dobbiamo vivere in profondità il momento presente. Respiriamo con gioia, consapevoli di avere già molte condizioni per la felicità. Entriamo in contatto con tali condizioni, rallegrandocene e vivendole con pienezza.

I sedici esercizi del Sutra Anapanasati (il quinto esercizio)

Commento del venerabile maestro Thich Nhat Hanh, tratto da due discorsi di Dharma tenuti il 18 e 22 gennaio 1998 a Plum Village.

belle verte

La belle verte, di Coline Serrau 1996 Guarda il film completo in italiano

Imagine all the people Living for today…

REPEATING CORRECTING BYLINE - Flowers and candles are placed near the scene of a shootin the day after a series of deadly attacks in Paris , November 14, 2015.      REUTERS/Yves Herman - RTS71U5
REPEATING CORRECTING BYLINE – Flowers and candles are placed near the scene of a shootin the day after a series of deadly attacks in Paris , November 14, 2015. REUTERS/Yves Herman – RTS71U5

 

Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today…

Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace…

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world…

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one

……………………………………………………………………………..

 

Immaginate che non ci sia alcun paradiso
Se ci provate è facile
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo il cielo
Immaginate  tutta le gente
Che vive solo per l’oggi

Immaginate che non ci siano patrie
Non è difficile farlo
Nulla per cui uccidere o morire
Ed anche alcuna religione
Immaginate tutta la gente
Che vive la vita in pace

Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come un’unica entità

Immaginate che non ci siano proprietà
Mi domando se si possa
Nessuna necessità di cupidigia o brama
Una fratellanza di uomini
Immaginate tutta le gente
Condividere tutto il mondo

Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come un’unica entità.

 

 

Imagine – John Lennon

Di John Lennon

Dall’album: Imagine – EMI, 1971

http://www.riflessioni.it/testi_canzoni/lennon.htm

Emozioni nel corpo

Il primo fondamento della presenza mentale è il corpo…un bellissimo esercizio di consapevolezza trasformato in esperimento!

girovita

Nummenmaa et al_Bodily map of emotion

Quante volte abbiamo percepito le emozioni nel corpo?

Leggerezza o senso di essere bloccati, tachicardia, rossori, lo stomaco che si chiude e la bocca che si secca…Le emozioni sono spesso (o sempre?) percepite nel corpo, ed in molti approcci teorici è stato proposto che il feedback somatosensoriale sia il principale attivatore delle esperienze emotive coscienti, che verranno poi etichettate in seguito alle valutazioni personali, dovute alla storia individuale.

In questo lavoro di Lauri Nummenmaa et al. (2013), sono state create mappe di sensazioni corporee associate con emozioni diverse utilizzando un metodo self-report topografico unico. In cinque esperimenti, ai 701 partecipanti sono stati mostrate due sagome di corpi accanto a parole emotive, storie, film, o espressioni facciali. Sono stati invitati a colorare le zone del corpo la cui attività si sentivano aumentare o diminuire durante la visualizzazione di ogni stimolo. Emozioni diverse sono state così univocamente associate a mappe statisticamente separabili di sensazioni fisiche, attraverso alcuni…

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