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La Maionese Mindful e i rischi della Mindfulness

 

Mindful Mayo

Ultimamente la Mindfulness va di moda un po’ in tutte le salse (è davvero il caso di dirlo) e per me, che come altri anche prima di me, mi sono avvicinata al Dharma e alla meditazione da 20 anni, e cioè in tempi non “sospetti”, quando neanche i monaci tibetani erano ancora di moda, talvolta la vera difficoltà è comunicare la semplice profondità della meditazione e dei suoi tesori attraverso questa etichetta.

Dopo tanti anni di pratica, studio, verifica e poi insegnamento della meditazione, mi rendo conto che per chi vi si avvicina titubante e curioso i rischi sono diversi…

Da una parte la tentazione della Religione, o meglio del dogmatismo, il detentore della verità e della purezza del lignaggio che porta con sé un senso di superiorità e distacco dalla realtà del samsara. Il quale, guardandolo da vicino, è forse insuperabile nel rendere gli animi crudeli ed orgogliosi. E non necessariamente il dogmatismo accompagna soltanto i sistemi contemplativi tradizionali, anche il sistema Mindfulness talvolta si  organizza autonomamente in questo senso, creando elites basate su formazioni sempre più costose con un’architettura gerarchica, che ricalca schemi già conosciuti…e ben lontane dalla pratica di Dana della tradizione che ha proposto la Mindfulness per prima (loro la chiamavano Sati…)

Dall’altra la tentazione della Scienza, che quando dimentica la curiosità e l’apertura vuole trasformare la Mindfulness in un mero esercizio cognitivo, che può essere appreso attraverso una App in vendita online e ripetuto meccanicamente senza ovviamente poter comprendere quasi per nulla le potenzialità del non avere aspettative, finché un’ altra App offerta magari dagli stessi sviluppatori in sconto, attrarrà l’attenzione del cliente verso un’altro aspetto del brain training che possa essere sviluppato…per ottenere forse un SuperBrain!

Così, aggrappandomi con tutte le mie forze a quel che trovo di non giudicante nella mia mente, deduco che forse, come sempre, la giusta via è quella di mezzo, tra la mente e il cuore.

Riconoscendo in sé il luogo di pratica più adatto perché imperfetto, dove le innate potenzialità universali di radiosa presenza e comprensione profonda si incontrano, per arrivare ad una comprensione gentile ed amorevole di noi stessi e del mondo, al di là di limiti e fallimenti che non ci intrappolano più.

Nel momento presente esiste ogni risorsa necessaria, senza dover restare immobili e congelati nell’attesa di un momento perfetto di un’occasione ideale del sentiero perfetto, accettando il cambiamento universale di cui siamo un frammento consapevole.

Quindi è forse opportuno per chi si sta avvicinando alla pratica interiore attraverso la Mindfulness, dopo aver scelto accuratamente uno o più di uno buoni maestri, preparati ed esperti…seguire-sentire-praticare il sentiero, e non chi lo indica…

Il sentiero del calmo dimorare

Yoga e Autotrascendenza

Il saluto al Sole

I risultati di una ricerca condotta da La Sapienza e dalla Fondazione Santa Lucia IRCCS
Yoga e neuroscienze: il link non è diretto e immediato ma indubbiamente c’è.  La pratica dello yoga, soprattutto negli individui che raggiungono livelli elevati di esperienza, sembra essere in grado di plasmare sia il corpo che la mente tramite la attività fisica e la meditazione. Una ricerca su persone con esperienza Yoga condotta dall’Università Sapienza di Roma e dall’IRCCS Fondazione Santa Lucia ha dimostrato come lo stile cognitivo, cioè la prospettiva che si prende nell’analizzare una scena, sia in diretta relazione con l’inclinazione dell’uomo verso gli aspetti più spirituali dell’esistenza misurata da un costrutto psicologico definito auto-trascendenza.

I partecipanti allo studio sono stati selezionati sulla base della loro esperienza con Asthanga yoga, una pratica che mette un accento particolare sul corpo e le sensazioni che da esso provengono. L’Ashtanga viene infatti praticato in luoghi senza specchi così che la corretta esecuzione delle posizioni (asanas) sia affidata completamente alla capacità del praticante di “sentire” il proprio corpo senza vederlo. La ricerca ha coinvolto 21 praticanti di yoga e un gruppo di controllo composto da soggetti senza esperienza in pratiche meditative e/o sportive.

L’esercitazione attraverso la quale è stato misurato lo stile cognitivo dei partecipanti ha valutato l’integrazione di informazioni provenienti da diversi sistemi sensoriali come la vista, il sistema vestibolare e la consapevolezza della posizione del corpo nello spazio; durante l’esercitazione si chiedeva al partecipante di ruotare un’asta fissata al centro di una cornice quadrata, fino a portarla in posizione verticale. L’esperimento è stato condotto in una stanza buia dove non era possibile accedere ad alcuna informazione visiva, ad esclusione degli stimoli presentati al soggetto.

Lo studio ha rivelato che i praticanti di yoga sono assai più accurati quando si tratta di stimare la verticalità e che hanno dei punteggi di auto trascendenza più alti rispetto al gruppo di controllo. La scoperta più interessante riguarda la relazione tra lo stile cognitivo utilizzato nella percezione dell’ambiente e l’auto-trascendenza; tanto più le persone sono auto-trascendenti e tanto più elaborano l’immagine sulla base dei suoi dettagli.

E’ importante sottolineare che la relazione tra stile cognitivo e auto-trascendenza non è stata trovata nel gruppo di controllo. Ed è possibile affermare che chi pratica lo yoga mostra una predisposizione a vivere la propria vita a contatto con l’aspetto più spirituale della propria esistenza. I ricercatori hanno ipotizzato che la relazione tra auto trascendenza e stile cognitivo sia dovuta ad una particolare capacità dei praticanti di yoga di essere più a contatto con il proprio corpo rispetto ai controlli e, per questo motivo, sono in grado di analizzare meglio le informazioni corporee.

E’ verosimile che tali indicazioni possano permettere una loro applicazione anche nella riabilitazione di pazienti con lesioni del Sistema Nervoso.

La ricerca è stata condotta da Francesca Fiori (Sapienza Università di Roma e IRCCS Fondazione Santa Lucia) e Salvatore Maria Aglioti (Sapienza Università di Roma e IRCCS Fondazione Santa Lucia), con la collaborazione di Nicole David (Dipartimento di Neurofisiologia e Patofisiologia, University Medical Center Hamburg-Heppendorf, Germania).

Fiori F., David N., Aglioti S.M (2014) Processing of proprioceptive and vestibular body signals and self-transcendence in Ashtanga yoga practitioners. Front. Hum. Neurosci. 8:734. Doi: 10:3389/fnhum.2014.00734
ref. link http://www.hsantalucia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=923

Non amare il florido ramo…

Albero ai Poggetti

Non amare il florido ramo,

non mettere nel tuo cuore
la sua immagine sola;
essa avvizzisce.

Ama l’albero intero,
così amerai il florido ramo,
la foglia tenera e la foglia morta,
il timido bocciolo ed il fiore aperto,
il petalo caduto e la cima ondeggiante,
lo splendido riflesso dell’Amore pieno.

Ama la vita nella sua pienezza,
essa non conosce decadimento”.

poesia di Jiddu Krishnamurti

Rosignano Marittimo

Nutrire il proprio equilibrio

IMG_20140803_195736335_HDREntrare in contatto con la nostra sofferenza può aiutarci a nutrire la nostra compassione e può metterci in grado di riconoscere la felicità quando c’è. Se non siamo in contatto con il dolore, non possiamo sapere che cosa sia la vera felicità: il contatto con la sofferenza, quindi, è la nostra pratica.

Ognuno di noi però ha dei limiti, non possiamo fare più di quanto possiamo. Ecco perchè dobbiamo prenderci cura di noi stessi.

Se ascolti troppo la sofferenza e la rabbia degli altri, ne verrai contagiato; sarai in contatto soltanto con la sofferenza, forse non avrai l’opportunità di essere in contatto anche con altri elementi positivi’ e questo distruggerà il tuo equilibrio.

Nella vita quotidiana, dunque, devi praticare in modo da essere in contatto anche con elementi che non esprimano continuamente sofferenza: gli uccelli, il cielo, gli alberi, i fiori, i bambini, qualunque cosa porti freschezza, guarigione e nutrimento in te e intorno a te.

Thich Nhat Hanh, “Spegni il fuoco della rabbia”, 2001

Cose strane e meravigliose

La tua mente sarà calma in qualsiasi circostanza, come una limpida pozza nella foresta.

Ogni genere di meravigliosi animali rari verranno a bere nella pozza d’acqua, e tu potrai vedere chiaramente la natura di tutte le cose.

Vedrai molte cose strane e meravigliose che vanno e vengono, ma resterai calmo. Questa è la felicità del Buddha.

Ajahn Chah

La pratica della consapevolezza ci regala la capacità di osservare il nostro mondo interno, e cioè noi stessi, con i nostri bisogni, i nostri difetti, le nostre qualità.

Mente come un bocciolo

Possiamo avvicinarci al cuore della nostra mente permettendole di aprirsi come un bocciolo al calore del sole. Infatti, se abbracciamo noi stessi con uno sguardo non giudicante, sentiremo sorgere una spontanea compassione verso la nostra natura più intima, che potrà guidarci a fare le scelte più appropriate per noi stessi, e gradualmente otterremo delle trasformazioni nel nostro mondo interiore ed esteriore, quindi nelle nostre esperienze.

Il regalo è quello di metterci di fronte allo specchio di uno sguardo affettuoso ma realistico, l’unico che può aiutarci ad attraversare i naturali alti e bassi della nostra vita.