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La sinfonia del presente

Quando si apprende ad ascoltare la musica, ci si focalizza nel seguire il singolo strumento…ricordate Pierino e il lupo di Prokofiev? Alle elementari ci accorgemmo di come la composizione fosse stata creata apposta perché noi bambini potessimo riconoscere il timbro dei diversi strumenti…
In questo tipo di ascolto si fa un esercizio di attenzione selettiva, imparando a circoscrivere la nostra percezione uditiva ad un singolo oggetto…non che gli altri strumenti scompaiano, ma per così dire restano “sullo sfondo” del nostro scenario sonoro, dove al contrario lo strumento prescelto, ad esempio il fagotto, sta proprio sul limitare del boccascena.
Poi, pian piano, si apprende a riconoscere l’alternarsi di viola e oboe, ed il contrappunto tra le diverse frasi melodiche. Si assiste all’apparire sulla soglia della nostra percezione, via via dei diversi strumenti che catturano la nostra attenzione, vuoi col timbro, vuoi col piacere suscitato da una strofa in cui il passaggio tra semitoni ci incanta.
Finché un giorno avviene una specie di miracolo. Andiamo ad assistere ad un concerto dal vivo, dove dapprima siamo incuriositi dai leggeri colpetti dei legni, dal fruscio delle pagine degli spartiti che si voltano quasi all’unisono, dal sincrono silenzio del pubblico. Poi, ci lasciamo andare al flusso dell’ascolto….non è solo la melodia che ci rapisce come un discorso ben raccontato, ma il sapiente intreccio che il compositore ha creato tra diversi timbri, tempi, volumi e cadenze per farne un’unica sinfonia. Così, immersi tra le diverse voci dell’orchestra, anche gli ampi gesti del direttore diventano un tutt’uno con lo sforzo fluente dei singoli e la sorprendente sincronia del tutto, come se si trattasse di una gigantesca coincidenza che accade e si srotola attimo dopo attimo,  mano a mano che il tempo dell’esecuzione si svolge, e nella quale diventiamo disposti ad accogliere anche i rari colpi di tosse, lo scricchiolio delle poltroncine e una smorfia del primo violino.
In questo stesso modo possiamo intendere l’esercizio della consapevolezza, che apprende lo stare del corpo nel corpo, dapprima con minime porzioni di esso, ad esempio il respiro osservato alle narici, per apprendere poi ad accogliere nell’ascolto un presente sempre più ampio senza esclusione,  o selezioni a priori.
Che si espande alle sensazioni nelle sensazioni, alla mente nella mente e agli oggetti mentali negli oggetti mentali.
Finché diventiamo testimoni della sinfonia del reale, che come ogni altra sinfonia può esistere soltanto nel nostro condiviso presente.

Grati al corpo

 

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IL SECONDO OGGETTO DELLA PIENA CONSAPEVOLEZZA

Consapevolezza del corpo

Inspiro e sono consapevole di tutto il mio corpo. Espiro e sono
c
onsapevole di tutto il mio corpo.

Durante la pratica della meditazione, corpo e mente diventano un’unità. Quando ci sediamo o ci mettiamo coricati, quando stiamo in piedi o camminiamo, possiamo praticare la consapevolezza del corpo, cominciando a prendere in considerazione prima le diverse parti anatomiche una per una, e poi l’organismo nel suo complesso. Possiamo cominciare dai capelli e poi scendere fino alla punta dei piedi. Per esempio, nella posizione della meditazione seduta, dopo che avete raggiunto una respirazione regolare, cominciate con l’espirare e osservate: “Espiro e sono consapevole dei miei capelli”, “Inspiro e sono consapevole del contenuto del mio cranio”. Potete continuare così finché non raggiungete la punta dei piedi. Nel corso della pratica, possono sorgere alcune sensazioni o
considerazioni. Per esempio, mentre sto passando attraverso il cuore, d’improvviso mi accorgo che in me è sorta l’ansia per le condizioni del cuore di un caro amico. Non respingo questa sensazione. La riconosco: “Inspiro e sono consapevole di essere in ansia per le
condizioni del cuore del mio amico”. Poi continuate il viaggio di osservazione del corpo, sotto la supervisione della piena consapevolezza del respiro.

Ecco un altro esempio. Mentre divento consapevole dei miei organi digestivi, vedo milioni di minuscoli esseri che vivono con me, nelle mie viscere. Non respingo questa percezione, semplicemente la riconosco: “Inspiro e sono consapevole dei minuscoli organismi che vivono con me e in me”. La consapevolezza della relazione simbiotica con questi organismi può colpirvi come un ricco oggetto di meditazione. Riconoscetelo come tale e datevi un appuntamento per ritornarci più tardi: poi continuate col vostro viaggio di osservazione nel resto del corpo.

Generalmente, diamo poca importanza agli organi del nostro corpo. Ne siamo consapevoli solo quando provocano dolore o quando cominciano ad ammalarsi. Magari passate metà della vita cercando ricchezze e fama e non avete mai carezzato il vostro mignolo del piede in vigile consapevolezza. Il mignolo è molto importante. È stato gentile con voi per tanti anni, e se un giorno notaste che ha qualcosa che potrebbe essere un cancro, cosa fareste?

Forse pensate che essere consapevoli del corpo non sia molto importante. Ma non è vero. Ogni fenomeno fisiologico, psicologico o fisico può diventare una porta che conduce alla verità. Meditando sul vostro dito del piede potete raggiungere la realizzazione. Il segreto di questa pratica è concentrare la mente per osservare ogni organo del corpo in piena consapevolezza. Praticando così, un giorno (forse domani o persino questo pomeriggio) potrete vedere cose profonde e meravigliose, che cambieranno le vostre opinioni e il vostro stile di vita. I vostri capelli sembrano molto comuni, ma dovreste sapere che sono ambasciatori di verità: dategli credito. Osservateli bene e scoprirete il messaggio che ogni singolo capello contiene in sé. I vostri occhi sono comuni fenomeni fisiologici? Sono le finestre che si aprono al miracolo della realtà. Non trascurate niente. Guardate in profondità, e vedrete. Ecco cos’è la pratica della meditazione.

Thich Nhat Hanh

“Respira, sei vivo!”, 1994 Astrolabio

Ascolta dalla presenza

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Sii presente. Sii qui.
Senti i tuoi piedi sul terreno,
la tua pancia che si alza e si abbassa.
Sii aperto e ricettivo
Alla vita intorno a te.
Il suono, l’odore, i sapori.
Sentimenti che si sollevano inaspettatamente.
Un fremito nella pancia.
Una contrazione nella gola.
Pesantezza sulla testa.
Una vecchia tristezza che ci viene a far visita.
Sii curioso quando il momento danza.

Ascolta. Ascolta con tutto il tuo corpo.
Ascoltati. Ascolta gli altri.
Ascolta il silenzio fra le parole.
Lascia che il silenzio rimanga più a lungo.
Non c’è fretta. Non c’è nessun “miglior” momento a cui tendere.
Il silenzio non ha sempre bisogno di essere riempito.
Sii nudo. Più lento.
Sappi un pochino meno di ciò che stai per dire.
Sii meno preparato, più incasinato,
più incline ad esporre il tuo cuore vulnerabile.
Sii sorpreso della tua stessa risposta.
Non ottundere te stesso con le solite vecchie storie.
Combatti per i tuoi bisogni. E’ giusto. Tu sei contenuto.
Lascia le tue parole emergere dal silenzio e ritornarvi.

Nota se stai parlando solo per evitare il silenzio.
Nota se rigurgiti storie che ti sono state raccontate prima.
Nota se stai cercando di fare colpo o vincere amore.
O evitare di essere visto per ciò che davvero sei.

Amico è nel silenzio che davvero ci incontriamo.
Il vero intendimento è oltre la mente.
L’amore è senza parole; e non ha più bisogno di parlare.
Ascolta il silenzio; è vulcanico.

– Jeff Foster

Il dubbio: quando cuore e mente sono aggrovigliati nell’indecisione

A volte scelte e decisioni ci sembrano così difficili che mente e cuore sembrano dimorare in un bosco intricato, avviluppati da emozioni contrastanti, e dove non riusciamo a capire quale sia la scelta migliore da fare, che rispecchia davvero il nostro bisogno e desiderio più profondo.

E’ allora che la consapevolezza profonda ci viene in aiuto, permettendoci di accostarci senza pregiudizi al nostro vero sé e alla nostra saggezza più profonda…è così che comprendiamo quale sia la cosa migliore per noi e  come, a volte, sia la strada dimenticata, forse la più difficile e meno percorsa quella più autentica, che ci avvicina alla pace e alla gioia…

La strada che non presi

Due strade divergevano in un bosco giallo

e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe

ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo

a guardarne una fino a che potei

Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella,

e aveva forse l’ aspetto migliore,

perché era erbosa e meno consumata;

Sebbene il passaggio le avesse rese

quasi simili

ed entrambe quella mattina erano lì uguali

con foglie che nessun passo aveva annerito.

Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!

Pur sapendo come una strada porti ad un’altra,

dubitavo se mai sarei tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro

da qualche parte tra anni e anni:

due strade divergevano in un bosco, e io –

io presi la meno percorsa,

e quello ha fatto tutta la differenza.

Robert Frost

La strada meno percorsa...

The Road Not Taken

Two roads diverged in a yellow wood,

And sorry I could not travel both

and be one traveler, long I stood

And looked down one as far as I could

Then took the other, as just as fair,

And having perhaps the better claim,

Because it was grassy and wanted wear,

Though as for the passing there

Had worn them really about the same,

And both that morning equally lay

In leaves no step had trodden black.

Oh, I kept the first for another day!

Yet knowing how way leads on to way,

I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh

Somewhere ages and ages hence:

Two roads diverged in a wood, and I–

I took the one less traveled by,

and that has made all the difference.

Robert Frost

La Maionese Mindful e i rischi della Mindfulness

 

Mindful Mayo

Ultimamente la Mindfulness va di moda un po’ in tutte le salse (è davvero il caso di dirlo) e per me, che come altri anche prima di me, mi sono avvicinata al Dharma e alla meditazione da 20 anni, e cioè in tempi non “sospetti”, quando neanche i monaci tibetani erano ancora di moda, talvolta la vera difficoltà è comunicare la semplice profondità della meditazione e dei suoi tesori attraverso questa etichetta.

Dopo tanti anni di pratica, studio, verifica e poi insegnamento della meditazione, mi rendo conto che per chi vi si avvicina titubante e curioso i rischi sono diversi…

Da una parte la tentazione della Religione, o meglio del dogmatismo, il detentore della verità e della purezza del lignaggio che porta con sé un senso di superiorità e distacco dalla realtà del samsara. Il quale, guardandolo da vicino, è forse insuperabile nel rendere gli animi crudeli ed orgogliosi. E non necessariamente il dogmatismo accompagna soltanto i sistemi contemplativi tradizionali, anche il sistema Mindfulness talvolta si  organizza autonomamente in questo senso, creando elites basate su formazioni sempre più costose con un’architettura gerarchica, che ricalca schemi già conosciuti…e ben lontane dalla pratica di Dana della tradizione che ha proposto la Mindfulness per prima (loro la chiamavano Sati…)

Dall’altra la tentazione della Scienza, che quando dimentica la curiosità e l’apertura vuole trasformare la Mindfulness in un mero esercizio cognitivo, che può essere appreso attraverso una App in vendita online e ripetuto meccanicamente senza ovviamente poter comprendere quasi per nulla le potenzialità del non avere aspettative, finché un’ altra App offerta magari dagli stessi sviluppatori in sconto, attrarrà l’attenzione del cliente verso un’altro aspetto del brain training che possa essere sviluppato…per ottenere forse un SuperBrain!

Così, aggrappandomi con tutte le mie forze a quel che trovo di non giudicante nella mia mente, deduco che forse, come sempre, la giusta via è quella di mezzo, tra la mente e il cuore.

Riconoscendo in sé il luogo di pratica più adatto perché imperfetto, dove le innate potenzialità universali di radiosa presenza e comprensione profonda si incontrano, per arrivare ad una comprensione gentile ed amorevole di noi stessi e del mondo, al di là di limiti e fallimenti che non ci intrappolano più.

Nel momento presente esiste ogni risorsa necessaria, senza dover restare immobili e congelati nell’attesa di un momento perfetto di un’occasione ideale del sentiero perfetto, accettando il cambiamento universale di cui siamo un frammento consapevole.

Quindi è forse opportuno per chi si sta avvicinando alla pratica interiore attraverso la Mindfulness, dopo aver scelto accuratamente uno o più di uno buoni maestri, preparati ed esperti…seguire-sentire-praticare il sentiero, e non chi lo indica…

Il sentiero del calmo dimorare

Yoga e Autotrascendenza

Il saluto al Sole

I risultati di una ricerca condotta da La Sapienza e dalla Fondazione Santa Lucia IRCCS
Yoga e neuroscienze: il link non è diretto e immediato ma indubbiamente c’è.  La pratica dello yoga, soprattutto negli individui che raggiungono livelli elevati di esperienza, sembra essere in grado di plasmare sia il corpo che la mente tramite la attività fisica e la meditazione. Una ricerca su persone con esperienza Yoga condotta dall’Università Sapienza di Roma e dall’IRCCS Fondazione Santa Lucia ha dimostrato come lo stile cognitivo, cioè la prospettiva che si prende nell’analizzare una scena, sia in diretta relazione con l’inclinazione dell’uomo verso gli aspetti più spirituali dell’esistenza misurata da un costrutto psicologico definito auto-trascendenza.

I partecipanti allo studio sono stati selezionati sulla base della loro esperienza con Asthanga yoga, una pratica che mette un accento particolare sul corpo e le sensazioni che da esso provengono. L’Ashtanga viene infatti praticato in luoghi senza specchi così che la corretta esecuzione delle posizioni (asanas) sia affidata completamente alla capacità del praticante di “sentire” il proprio corpo senza vederlo. La ricerca ha coinvolto 21 praticanti di yoga e un gruppo di controllo composto da soggetti senza esperienza in pratiche meditative e/o sportive.

L’esercitazione attraverso la quale è stato misurato lo stile cognitivo dei partecipanti ha valutato l’integrazione di informazioni provenienti da diversi sistemi sensoriali come la vista, il sistema vestibolare e la consapevolezza della posizione del corpo nello spazio; durante l’esercitazione si chiedeva al partecipante di ruotare un’asta fissata al centro di una cornice quadrata, fino a portarla in posizione verticale. L’esperimento è stato condotto in una stanza buia dove non era possibile accedere ad alcuna informazione visiva, ad esclusione degli stimoli presentati al soggetto.

Lo studio ha rivelato che i praticanti di yoga sono assai più accurati quando si tratta di stimare la verticalità e che hanno dei punteggi di auto trascendenza più alti rispetto al gruppo di controllo. La scoperta più interessante riguarda la relazione tra lo stile cognitivo utilizzato nella percezione dell’ambiente e l’auto-trascendenza; tanto più le persone sono auto-trascendenti e tanto più elaborano l’immagine sulla base dei suoi dettagli.

E’ importante sottolineare che la relazione tra stile cognitivo e auto-trascendenza non è stata trovata nel gruppo di controllo. Ed è possibile affermare che chi pratica lo yoga mostra una predisposizione a vivere la propria vita a contatto con l’aspetto più spirituale della propria esistenza. I ricercatori hanno ipotizzato che la relazione tra auto trascendenza e stile cognitivo sia dovuta ad una particolare capacità dei praticanti di yoga di essere più a contatto con il proprio corpo rispetto ai controlli e, per questo motivo, sono in grado di analizzare meglio le informazioni corporee.

E’ verosimile che tali indicazioni possano permettere una loro applicazione anche nella riabilitazione di pazienti con lesioni del Sistema Nervoso.

La ricerca è stata condotta da Francesca Fiori (Sapienza Università di Roma e IRCCS Fondazione Santa Lucia) e Salvatore Maria Aglioti (Sapienza Università di Roma e IRCCS Fondazione Santa Lucia), con la collaborazione di Nicole David (Dipartimento di Neurofisiologia e Patofisiologia, University Medical Center Hamburg-Heppendorf, Germania).

Fiori F., David N., Aglioti S.M (2014) Processing of proprioceptive and vestibular body signals and self-transcendence in Ashtanga yoga practitioners. Front. Hum. Neurosci. 8:734. Doi: 10:3389/fnhum.2014.00734
ref. link http://www.hsantalucia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=923

Consapevolezza dei movimenti mentali

Brain Wave

Non escogitare nulla con i pensieri, quali aspettative o preoccupazioni. Ciò non significa, d’altra parte, che devi cessare completamente l’attenzione come se fossi svenuto o caduto nel sonno. Piuttosto, dovresti legare [la tua attenzione] al pilastro dell’attenzione mentale allo scopo di non divagare, ed appostare la tua vigilanza per essere consapevole di ogni movimento mentale. Mantieni con fermezza la presa della tua attenzione mentale su ciò che ha la natura di chiarezza e consapevolezza e trattienilo nella sua interezza. Se la tua mente dovesse produrre qualsiasi pensiero, semplicemente riconoscilo. O, come faresti con il tuo avversario in un duello, recidi i pensieri immediatamente non appena si verificano. Una volta che tu li abbia completamente tagliati via e che tu abbia stabilizzato la mente,quindi, senza perdere attenzione mentale, sciogli e rilassa la sua tenuta. Così come è stato detto,”Allenta e rilassa la sua ferma tenuta ed esiste lo stato stabilizzato della mente”. E da un’altra parte, “quando la mente intrappolata in un groviglio è rilassata, si libera senza alcun dubbio” Così come in queste asserzioni, rilassati ma senza divagare.

(Il Primo Panchen Lama, Losang-chokyi-gyaltsen (Pan-chen Blo-bzang chos-kyi rgyal-mtshan)

tradotto in inglese da Alexander Berzin luglio 1996 (per questa trad.italiana P.Garberi)

Nutrire il proprio equilibrio

IMG_20140803_195736335_HDREntrare in contatto con la nostra sofferenza può aiutarci a nutrire la nostra compassione e può metterci in grado di riconoscere la felicità quando c’è. Se non siamo in contatto con il dolore, non possiamo sapere che cosa sia la vera felicità: il contatto con la sofferenza, quindi, è la nostra pratica.

Ognuno di noi però ha dei limiti, non possiamo fare più di quanto possiamo. Ecco perchè dobbiamo prenderci cura di noi stessi.

Se ascolti troppo la sofferenza e la rabbia degli altri, ne verrai contagiato; sarai in contatto soltanto con la sofferenza, forse non avrai l’opportunità di essere in contatto anche con altri elementi positivi’ e questo distruggerà il tuo equilibrio.

Nella vita quotidiana, dunque, devi praticare in modo da essere in contatto anche con elementi che non esprimano continuamente sofferenza: gli uccelli, il cielo, gli alberi, i fiori, i bambini, qualunque cosa porti freschezza, guarigione e nutrimento in te e intorno a te.

Thich Nhat Hanh, “Spegni il fuoco della rabbia”, 2001

Perché meditare…

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Questo è il luogo di coloro che sono pieni di grande compassione, di coloro i cui cuori rimangono profondamente toccati in amore e saggezza, finché qualcuno ancora si lamenta nella sofferenza, nella miseria e dolore.

Questo è il luogo di coloro che sono eternamente impegnati per il benessere e l’illuminazione di tutta la realtà.

Qui è il luogo di coloro che danno espressione a se stessi seduti in meditazione e percorrendo tutti i sentieri dell’esistenza.

Profondamente radicati nella meditazione, sono allo stesso tempo totalmente preoccupati di aiutare tutti gli esseri, scendendo al fondo delle cose, colmi di rispetto per tutti coloro che sono già risvegliati.

-Avatamsaka Sutra “La Scrittura dell’Inconcepibile Liberazione”

Spesso ci si domanda se il tempo dedicato alla meditazione non sia una perdita di tempo…Io non penso, possiamo immaginare che durante la meditazione ci ritiriamo nel tronco, al cuore di noi stessi dove risiede la nostra energia, e durante la nostra quotidianità lasciamo vivere i fiori e le foglie che sbocciano alle estremità dei nostri “rami”…per questo è particolarmente adatta a chi svolge professioni di aiuto, e a chi deve sostenere altre persone anche in modi diversi…

Cose strane e meravigliose

La tua mente sarà calma in qualsiasi circostanza, come una limpida pozza nella foresta.

Ogni genere di meravigliosi animali rari verranno a bere nella pozza d’acqua, e tu potrai vedere chiaramente la natura di tutte le cose.

Vedrai molte cose strane e meravigliose che vanno e vengono, ma resterai calmo. Questa è la felicità del Buddha.

Ajahn Chah