Archivio mensile:maggio 2019

Primi passi nella meditazione

In questi ultimi anni si fa un gran parlare di meditazione, soprattutto dei suoi benefici anche quando questi vengono fraintesi…proprio perché esistono molti tipi e stili diversi di meditazione, prodotti da culture e religioni diverse. Attualmente in occidente lo stile più conosciuto è la cosiddetta Mindfulness, proposta laicamente dal biologo Jon Kabat-Zinn ormai da 40 anni. Provo quindi a scrivere un brevissimo articolo per fare chiarezza ed aiutare gli interessati ad orientarsi, senza entrare nel merito delle basi filosofiche che le hanno prodotte e che meriterebbero ben più di un articolo ma che possono essere approfondite individualmente dagli interessati.

La parola italiana meditazione trae il suo significato dal latino meditatio, riflessione e di solito viene considerata una pratica che consente una maggiore padronanza della propria mente…nei diversi percorsi spirituali e religiosi questa padronanza o abilità mentale ha diversi scopi, a seconda appunto, di come viene considerata nel contesto che l’ha prodotta.

Per orientarci all’inizio possiamo comunque individuare due grandi filoni tra le diverse e multiformi pratiche meditative, la meditazione induttiva e quella di consapevolezza, a cui appartiene la mindfulness.

Le meditazioni induttive o immaginative hanno di solito un obiettivo, sia ordinario che spirituale che trascendente e si avvalgono di pratiche come la visualizzazione,la recitazione di mantra e le pratiche immaginative. Gli scopi possono andare dalla ricerca del fidanzato o di un parcheggio, alla guarigione dalle malattie e alla gestione dei sintomi, all’ottenimento di qualità mentali superiori come la generosità o la compassione, e questo dipende appunto dal contesto filosofico e spirituale in cui vengono proposte, e dalle diverse religioni sciamaniche e tantriche che le hanno originate e che hanno messo a punto a volte raffinatissime tecniche mentali, come nella tradizione Tibetana Buddista che risale al VI e poi IX sec. d.C. Anche la scuola giapponese del Buddhismo Nichiren, del XIII sec.d.C, e la controversa meditazione trascendentale, prodotta negli anni ’70 e la cui origine deriva da tradizioni Vediche pre-buddhiste, appartengono a questo stesso filone di stile meditativo.

Per quanto riguarda invece la meditazione di consapevolezza, in questo caso lo scopo è quello di approfondire la conoscenza della propria mente senza avere altri obiettivi secondari (raggiungere la pace mentale o rallentare la discorsività mentale, smettere di pensare o gestire il dolore cronico) anche se questi di solito sono risultati “collaterali” della pratica, passando attraverso l’accettazione e l’assenza di giudizio del proprio mondo interno da cui emerge una naturale comprensione profonda (la vipassana)il cui sviluppo deriva dalle antichissime meditazioni messe a punto dalla tradizione Theravada del Buddhismo, la più antica tradizione buddhista originata circa nel III sec. a.C. Nel buddhismo Chan e poi Zen, nato circa 1000 anni dopo, la forma di meditazione principale è molto simile a quella Theravada. A questo approccio alla padronanza mentale si riferiscono la Mindfulness, le tecniche di ACT e in generale quasi tutte le tecniche di psicoterapia cognitiva definite di terza ondata.

E’ difficile svolgere qualunque pratica meditativa però, se la nostra mente non ha forza, e questa si ottiene mediante la concentrazione, che infatti viene coltivata in tutti gli stili meditativi, sia attraverso la concentrazione su di un oggetto immaginato (un’immagine mentale) che un oggetto reale, dalla fiamma di una candela al respiro, oggetto che può avere diversi livelli di sottigliezza e che permette quindi di ottenere in proporzione sulla sua base diversi livelli di forza nella concentrazione sviluppata, fino alla perfetta unione del meditante con il suo oggetto di meditazione, il samadhi, che porta alla calma e tranquillità mentale, Samatha, uno stato che si può ottenere nel buddhismo in tutte le tradizioni praticando i diversi stili di meditazione proposti.

Per incominciare quindi, è bene armarsi di una buona mente del principiante e incamminarsi per gradi, innanzitutto scoprendo con affetto e comprensione quello che c’è nella nostra mente approfondendo un po’ la nostra soglia di consapevolezza. Proviamo ad osservare semplicemente e con continuità le sensazioni del corpo ed il respiro.

In questa pagina si possono trovare alcune tracce guida per meditare, mentre con una certa continuità offro degli incontri di meditazione su webinar, inoltre è sempre possibile scrivermi per ulteriori approfondimenti a cui risponderò volentieri se sarò in grado.

Il coraggio di accettarsi.

Ho deciso, finalmente, di guardare l’intera serie del Trono di Spade, e giunta alla terza stagione sto considerando come in questa storia i sistemi motivazionali dei personaggi rappresentati, soprattutto il sistema del rango, si esprimano chiaramente in un contesto crudo e pieno di chiaroscuri come quello descritto dalla sceneggiatura, ambientata in un’epoca simile ad un alto medioevo nella vecchia Europa pagana, dove sono i sistemi neurovegetativi più che il raziocinio a governare apertamente il mondo.

I valori sono semplici, o semplificati, dalle crude necessità di sopravvivenza…competizione, sesso, attacco e fuga, freezing e trauma, quest’ultimo probabilmente è una componente integrata stabilmente nella personalità di ciascun protagonista, e i cosiddetti difetti mentali – ignoranza-rabbia-attaccamento- orgoglio- vendetta- che si esprimono con vigore, mentre l’impulsività guida spesso le azioni dei diversi personaggi…c’è poco di non detto o di sottinteso, e la vita e la morte attraversano continuamente la realtà umana, al contrario dell’apparenza dei nostri giorni nella vecchia Europa regno del virtuale, in cui emozioni e reattività vengono spesso attutiti e mediati, quando non addirittura negati. Ma nella nostra attuale Europa viziata e, forse, un po’ logorata, si sono susseguiti, dopo l’alto, il medio e basso medioevo, dopo l’inquisizione, anche l’illuminismo, il rinascimento ed il romanticismo, oltre che due guerre mondiali ed un genocidio…siamo diventati esperti nel proteggerci dalle emozioni fortemente dimostrate, che restano però presenti sotto forma di stati emotivi, tendenze all’azione interiorizzate, regole e abitudini…che ogni tanto o spesso vengono rotte, e lasciano la loro impronta nello stress e nei vari disturbi del terzo millennio che conosciamo così bene.

Nei Sette Regni invece i valori di cooperazione e altruismo sono presenti appena abbozzati, del resto il personaggio che meglio li rappresenta e che cerca di fare la cosa giusta, muore (peraltro ingiustamente) già nella prima serie…Assistiamo però all’interesse divenire dell’eroe, il figlio illegittimo che nel corso delle puntate apprende a diventare eroe, imparando dalle proprie debolezze, e dal senso di inadeguatezza che deriva dalla sua incerta origine.

Mentre dapprima si dirige alla barriera, per diventare il difensore eroico che vuole essere meglio e al di sopra degli altri, riuscendo così a riscattare il suo stato di orfano illegittimo, piano piano si riaccosta invece alla propria umanità piena di sfaccettature, dove impara il coraggio del perseguire i propri obiettivi, la solidarietà ed apprende ad amare proprio rompendo i suoi voti di dedizione ad una vita eroica che antepone gli altri a sé.

Assistiamo quindi al divenire dell’eroe, quello vero, che sbaglia e conosce bene le proprie debolezze, ed è ben lontano dal senso di superiorità di chi invece si dichiara migliore, più altruista e compassionevole dei suoi confratelli umani, avvalendosi magari a questo scopo del marchio di una qualche entità soprannaturale, sempre attento a rinforzare la propria autostima attraverso gli elogi che, in mancanza di meglio, si rivolge da sé…

Lasciando la metafora e trasponendo questa lettura alla nostra esperienza interna, appare evidente che aprirsi a se stessi e ai propri bisogni infatti, non ci impedisce di essere accoglienti e gentili verso gli altri, ma anzi diminuisce il nostro orgoglio e ci porta a contatto con la nostra umanità, la sola che ci può guidare verso la comprensione e l’aiuto, se ne siamo capaci, degli altri. Del resto, come si può sviluppare davvero il coraggio e la capacità di amare se non si conosce da vicino la propria paura e debolezza, accogliendola con compassione e accettazione per poi riconoscerla e quindi accettarla nei nostri simili ?

Una giornata dedicata alla compassione e gentilezza verso se stessi, nella natura accogliente delle colline toscane. Vedi