Archivio mensile:febbraio 2017

La sinfonia del presente

Quando si apprende ad ascoltare la musica, ci si focalizza nel seguire il singolo strumento…ricordate Pierino e il lupo di Prokofiev? Alle elementari ci accorgemmo di come la composizione fosse stata creata apposta perché noi bambini potessimo riconoscere il timbro dei diversi strumenti…
In questo tipo di ascolto si fa un esercizio di attenzione selettiva, imparando a circoscrivere la nostra percezione uditiva ad un singolo oggetto…non che gli altri strumenti scompaiano, ma per così dire restano “sullo sfondo” del nostro scenario sonoro, dove al contrario lo strumento prescelto, ad esempio il fagotto, sta proprio sul limitare del boccascena.
Poi, pian piano, si apprende a riconoscere l’alternarsi di viola e oboe, ed il contrappunto tra le diverse frasi melodiche. Si assiste all’apparire sulla soglia della nostra percezione, via via dei diversi strumenti che catturano la nostra attenzione, vuoi col timbro, vuoi col piacere suscitato da una strofa in cui il passaggio tra semitoni ci incanta.
Finché un giorno avviene una specie di miracolo. Andiamo ad assistere ad un concerto dal vivo, dove dapprima siamo incuriositi dai leggeri colpetti dei legni, dal fruscio delle pagine degli spartiti che si voltano quasi all’unisono, dal sincrono silenzio del pubblico. Poi, ci lasciamo andare al flusso dell’ascolto….non è solo la melodia che ci rapisce come un discorso ben raccontato, ma il sapiente intreccio che il compositore ha creato tra diversi timbri, tempi, volumi e cadenze per farne un’unica sinfonia. Così, immersi tra le diverse voci dell’orchestra, anche gli ampi gesti del direttore diventano un tutt’uno con lo sforzo fluente dei singoli e la sorprendente sincronia del tutto, come se si trattasse di una gigantesca coincidenza che accade e si srotola attimo dopo attimo,  mano a mano che il tempo dell’esecuzione si svolge, e nella quale diventiamo disposti ad accogliere anche i rari colpi di tosse, lo scricchiolio delle poltroncine e una smorfia del primo violino.
In questo stesso modo possiamo intendere l’esercizio della consapevolezza, che apprende lo stare del corpo nel corpo, dapprima con minime porzioni di esso, ad esempio il respiro osservato alle narici, per apprendere poi ad accogliere nell’ascolto un presente sempre più ampio senza esclusione,  o selezioni a priori.
Che si espande alle sensazioni nelle sensazioni, alla mente nella mente e agli oggetti mentali negli oggetti mentali.
Finché diventiamo testimoni della sinfonia del reale, che come ogni altra sinfonia può esistere soltanto nel nostro condiviso presente.

Imbolc, nel cuore dell’inverno la resilienza

Astri Erranti e Stelle Fisse

imbolc-resilienza

A volte il nostro cuore è nero e triste come un cielo di pieno inverno. Ci sentiamo, o siamo stati davvero, offesi, traditi e dimenticati. Da qualcuno o qualcosa, dalla vita stessa.

Il gelo è sceso sulla nostra voglia di vivere. Abbiamo anche compreso, frutto di lunghe -e faticose- riflessioni, qual’è stata la nostra parte nell’esperienza difficile che ci ha attraversato, qual’è stato il gioco del caso e delle cause, e come, in fondo, non poteva che andare così.

Eppure, non ce la sentiamo ancora di perdonare, o di perdonarci. Siamo attaccati al ricordo dei dolci giorni passati, alla bellezza delle esperienze e al vigore e alla fiducia che provavamo allora. Allora, ma non certo adesso.

Adesso vogliamo solo fermarci nel rimpianto e nell’astio, ricordare con risentimento le gioie passate e l’offesa che la vita ci ha -ingiustamente?- inferto, sentirci feriti e delusi e restare, come una giornata fredda e umida…

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